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I promessi sposi è un romanzo storico di Alessandro Manzoni ambientato tra il 1628 e il 1630 in Lombardia durante il dominio spagnolo.

Il romanzo si basa su una rigorosa ricerca storica e sulla Divina Provvidenza. I protagonisti sono Renzo e Lucia (i “promessi sposi” del titolo) ma Fra Cristoforo e la Monaca di Monza (Gertrude) sono protagonisti dei capitoli dedicati a loro.

In questo romanzo l’autore rispecchia il rapporto che il singolo ha con gli eventi storici che lo coinvolgono. La storia viene spiegata riflettendo su constanti culturali, spirituali, sociologiche, politiche e psicologiche. La rappresentazione psicologica e umana dei personaggi è così accurata che quasi nessuno è completamente “positivo” o “negativo”. Alcuni dei personaggi sono diventati stereotipi umani usati nel linguaggio comune: don Abbondio, Azzeccagarbugli, Perpetua.

Nel romanzo l’autore spiega la storia di quel tempo in modo che sembri il lavoro di qualcuno che conosce bene la storia. Per narrare le vicende si serve di un narratore esterno (come se lui trascrivesse un manoscritto) che partecipa ai fatti, li spiega, inserisce le proprie riflessioni e usa anche spesso l’ironia.

Con questa opera Manzoni vuole educare l’uomo ai valori in cui lui crede e spiegare la storia della Lombardia tra il 1628 ed il 1630. Il mezzo per educare in modo attraente è la scelta di un romanzo moderno, popolare e con forti legami con la realtà contadina ed operaia.

Gli umili sono i veri protagonisti ed i grandi personaggi hanno una funzione subordinata incarnando la protezione dei deboli o gli aspetti negativi di quel tempo. La fede in Dio è viva in tutto il romanzo.

Secondo me il romanzo è anche una critica alla società. La legge non proteggeva  l’uomo tranquillo, inoffensivo e che non avesse modo di far paura agli altri. L’impunità era organizzata.

Nelle descrizioni del paesaggio Manzoni proietta  le emozioni, le sensazioni e gli stati d’animo dei personaggi. Questo è proprio del romanticismo.

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