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Avevo soltanto due anni quando ho preso il raffreddore e mia madre per tenermi occupata ha messo in tv Il Lago dei Cigni, con Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Ricordo che ero seduta su una piccola sedia di vimini molto vicina allo schermo. Mia madre pensava che io sarei restata lì per dieci minuti e che subito avrei perso interesse ma non è stato così. Sono rimasta incollata alla tv per le quasi tre ore che dura questo balletto e quando è finito ho iniziato a piangere dirotto .  Non piangevo di tristezza perché in quella versione Rodbart, il personaggio cattivo vince (ci sono diverse versioni con diversi finali) ma piangevo di emozione, per la musica intensa e meravigliosa di Tchaikovski, le emozioni di questi due incredibili ballerini, i costumi… Ero stata rapita pure io da Rodbart. È vero che io ballavo sempre a casa, e ascoltavo musica classica, mi sedevo di fianco a mia madre mentre lei cantava oppure suonava il pianoforte,  sentivo già che l’arte mi entrava dentro, ed era palese a tutti che sarei stata artista, ma è stato da quel giorno che probabilmente la mia anima ha capito che era la danza l’arte con cui mi sarei espressa  Tutto ciò sono sensazioni che io ricordo assieme a quello che i miei genitori mi hanno raccontato, certamente ero molto piccolina. Due anni dopo finalmente avevo raggiunto l’età per iniziare le lezioni di danza e ho cominciato a studiare. È come se l’arco di Cupido  mi avesse colpito con la musica e la danza.

Penso che per qualsiasi aspirante a danzatrice classica professionista, ballare Il Lago dei Cigni sia il punto più alto che si possa raggiungere nella propria carriera, visto che è l’opera di balletto più lunga, complessa, famosa, più rappresentata ecc. È il sumum del repertorio classico. Ed io sono infinitamente felice di poter dire di averla ballata. Quando pensavo di aver messo questo mio sogno nel cassetto, che avrei fatto la ballerina ma non di repertorio classico sono stata presa in una compagnia che quasi solo fa repertorio classico e ho avuto l’opportunità di salire sul palco trasformata  in cigno. Un’emozione incredibile, un momento speratissimo,  quei costumi, quelle luci, quella coreografia e sopratutto quella musica da brivido. Abbiamo provato troppo poco vista la quantità di rappresentazioni che abbiamo in programma  in questo periodo; sono salita sul palco più insicura e nervosa del solito, con paura di avere vuoti di memoria, cosa molto strana in me, ma sempre dovuta alla mancanza di prove e non all’emozione. Il che non ha impedito che nel mio momento preferito del quarto atto, quando tutti i cigni cercano di nascondere Odette e la musica diventa particolarmente apoteosica, mi cadesse la lacrimuccia. È stato inevitabile. Una rappresentazione che non scorderò mai ma che spero di migliorare per la prossima volta, e che per la mia gioia arriverà prima del previsto.

 

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