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Era tra l’aprile e il maggio del 2014. Io abitavo ancora a Vicenza  insieme a Matteo e mia madre era venuta a trovarmi per qualche giorno approfittando che dovevo partecipare a un importante galà al Teatro Camploy di Verona.

Circa un anno prima si era riinaugurata la Basilica Palladiana di Vicenza, l’ultimo piano della quale era diventato un bar chiccosissimo e una sala mostra.

Da febbraio aspettavo con ansia di vedere la mostra “Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento” che si teneva nella Basilica, ma siccome aspettavo mia madre -patita degli impressionisti- per vederla, non ci ero ancora andata.

Se mal non ricordo era venerdì sera, dopo una lunga giornata di allenamenti e prove per il mio spettacolo, pur avendo un terribile male ai piedi e mal di tutto mi sono infilata un vestito elegante, un paio di tacchi e un trench per andare a vedere la mostra e dopo uscire a cena insieme a mia madre e, attenzione, a Matteo. Alleluia! Mi accompagnava  in un posto dove se non fosse per me probabilmente lui non ci sarebbe mai andato, quindi, non potete capire lo stato di felicità che provavo .  Abbiamo visto quadri di Domenichino, Lorrain, Poussin, Rembrandt, Van Wittel, Canaletto, Guardi, Turner, Constable, Monet, Van Gogh, Cézanne e Degas, tanto per citarne alcuni. Dentro la sala c’era buio, solo i quadri erano illuminati, il che creava un’atmosfera romantica unica e che aiutava a concentrarsi bene sui quadri. Era pieno di gente, ma nessuno parlava, si sentivano solo i respiri, e io sentivo Matteo molto vicino, è stato sempre ad osservare i quadri attentamente di fianco a me. Ricordo specialmente che davanti a un meraviglioso e perfetto quadro di Canaletto lui era dietro di me e mi abbracciava dolcemente facendo sì che la mia testa si posasse sulla sua spalla. Pure tra la folla io sentivo di essere da sola con lui e i fantastici quadri. Un perfetto menage a trois spirituale; io, l’amore, e l’arte.

Quella mostra mi ha colpita più di qualsiasi altra che io abbia mai visto, non tanto per i quadri in sé, che non sono del mio stile prediletto, ma sì per l’ambiente che si era creato dentro la Basilica, per condividere qualcosa di così meraviglioso con Matteo, per percepire quella calma e pace che mi trasmettono i quadri dell’impressionismo. Indimenticabile, peccato che questi momenti non durino per sempre.

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