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Dove pensi di essere e come ti vedi  fra cinque anni?

Mi vedo ballando ancora tanto, in una compagnia di danza, probabilmente la stessa dove ora lavoro, ma cercando di pensare e cominciando a risolvere il mio futuro dopo la mia carriera da danzatrice. Mi vedo a fare quello che mi rende felice, cioè ballando, suonando il pianoforte e godendomi la vita senza troppi legami ma essendo responsabile di me stessa.

Quindi, sei felice dove abiti adesso?

Certamente sì, molto. Mi sento realizzata nel mio lavoro, non tanto nella mia vita personale, ma visto che la mia carriera è corta, preferisco concentrarmi su questa. Mi manca Barcellona e l’Italia pure, ma ho abbastanza ferie come per togliermi la voglia di tornare a casa, e anche se Constanta non è paragonabile a Barcellona, sicuramente il tipo di vita che riesco a fare qui mi rende molto più felice di quello che riuscirei a fare a casa.

Potresti dire come sarebbe una giornata perfetta?

Sicuramente è una giornata in cui ballo la sera in uno spettacolo. Comincerei  svegliandomi al mattino, non troppo presto, poi farei  colazione con calma, andrei in palestra, tornerei a casa, pranzerei tranquillamente e poi andrei a teatro molto prima dello spettacolo, per farmi trucco e acconciarmi i capelli con molta attenzione; mi scalderei bene, farei la lezione giornaliera di danza, per poi vestirmi e salire sul palco a mangiarmi il mondo. E dopo uscirei con le amiche a festeggiare e rilassare un po’ la mente. Non può mancare un dolce al cioccolato.

Ricordi il tuo primo ricordo felice? Puoi descriverlo?

Me ne vengono in mente vari, e visto la giovane età che avevo, ora sono confusa su quale è stato il primo. Ne scelgo uno a caso. Ero molto, molto piccina, dormivo ancora nella culla. Pure se sono sempre stata una dormigliona, i miei genitori andavano a letto più tardi di me e così si svegliavano altrettanto più tardi, sopratutto nel weekend. Naturalmente io non sapevo che ore fossero. Mi svegliavo, chiamavo i miei, e gli dicevo: hei! Io non ho più sonno. Ricordo come mi alzavo a mala pena e mi sostenevo con le sbarre della culla. I miei, morti di sonno, mi davano una montagna di libri da sfogliare e così riuscivano a dormire un po’ di più. Ma io li finivo presto e li chiamavo di nuovo, e loro poverini, tornavano con gli occhi ancora mezzo chiusi, e io ridevo, non so perchè, ma ridevo…

Dove vorresti arrivare professionalmente parlando?

L’obiettivo che avevo l’ho già raggiunto. Cioè quello di lavorare in una compagnia di danza classica. Quindi a quello che penso ora è ad essere la miglior ballerina che io possa essere.  Poi se mi si aprono altre opportunità lavorative migliori, ottimo, ma altrimenti, mi concentro su di me , per migliorare me stessa, ma non per fare carriera, non sono così competitiva.

Alla domanda “sei felice?” risponderesti semplicemente si o no, oppure aggiungeresti qualcosa?

Risponderei di sì, assolutamente sì, ma aggiungerei che non mi sento così sempre e tutti i giorni, ma mi sento così in generale, con momenti peggiori e momenti migliori. Ogni tanto mi sento un po’ sola, lontana da casa, e inevitabilmente, quando non siamo in una relazione, tutti in un modo o in un altro cerchiamo l’amore, non è vero? Ma senza di quello vivo beata e tranquilla!

 

 

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