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Giovedì  11 di maggio del 2017 è la prima  volta che ho assistito a una conferenza in italiano. Sono arrivata all’Istituto Italiano di Cultura alle sette meno dieci, cioè dieci minuti prima dell’inizio. La sala era abbastanza piena, ma ho potuto sedermi. Dopo le presentazioni della Direttrice dell’Istituto e del Console Generale, è entrato Luca Parmitano, vestito in abito da lavoro e lasciando vedere che certamente fa l’astronauta.

In primo luogo ha difeso i voli spaziali e il lavoro sulle stazioni spaziali. Benché non  ne siamo consapevoli, lo spazio è presente nella nostra vita sulla Terra, per esempio quando usiamo il telefonino o il GPS. Ed è importante fare ricerca nello spazio perché le condizioni sono diverse da quelle della Terra e si possono comparare i risultati con quelli della Terra.  Il lavoro spaziale permette lo sviluppo della scienza, della tecnologia, della medicina, e anche l’ecologia ne è favorita. Luca Palermitano ha parlato del viaggio verso la stazione spaziale, in un veicolo adattato alle misure di Gagarin, che era molto più basso di lui, quindi la cabina non era propriamente confortevole.

Fino al giorno della conferenza io credevo che solo gli astronauti viaggiavano nello spazio,  non sapevo che nelle stazioni spaziali ci fossero medici e scienziati, con i laboratori per fare lavori di  ricerca. La parte che mi ha interessato di più è quella in cui Parmitano ha raccontato della vita sulla stazione spaziale e dei cambiamenti che subisce il corpo umano: per esempio, il nostro cuore e il nostro corpo  sono adattati alla gravità. Senza gravità il sangue si concentra più nella testa che nelle gambe o nei piedi.

Mi ha colpito tantissimo il pericolo in cui si è trovato Luca Parmitano nella sua “passeggiata spaziale”, quando l’acqua ha cominciato a riempire il suo scafandro, e mi ha affascinato come è riuscito a ritornare sulla stazione, la sua tranquillità per muoversi senza vedere niente e il suo controllo della paura, che ha usato per farcela.

Ho trovato interessante sapere  le altre cose che fa un astronauta quando non è nel spazio.

infine vorrei dire che ammiro l’umanità e l’umiltà di Parmitano, e innanzi tutto le sue conoscenze scientifiche e umane. E anche il suo atteggiamento è ammirabile, tutti dovremmo imitarlo e far sì che in ogni momento ognuno faccia tutto quello che sia in grado di fare per ottenere il miglior risultato possibile.

Questa conferenza è stata una bella esperienza, un’esperienza quasi magica.

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