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Mi ricordo benissimo di quel viaggio a Parigi. Ci sono andata otto anni fa con i miei compagni dell’università per festeggiare la fine dei nostri studi. Malgrado avessi preferito la scelta di un’altra destinazione (infatti Parigi era una città che conoscevo già), ero molto contenta di fare quel viaggio. Dopo aver condiviso quattro anni della nostra vita tra i corridoi della Facoltà di Filosofia e Lettere, quei giorni avrebbero rappresentato sia il punto finale di una tappa, sia un nuovo punto di partenza. In primo luogo, quel viaggio sarebbe stato una sorta di addio a tutte le angosce della nostra vita di studenti: un addio agli appunti, agli esami ed alle notti svegli a memorizzare date, nomi e fatti storici. In secondo luogo, sarebbe stata una bella maniera di vivere un’ultima esperienza insieme. Infatti tutti sapevamo già che dopo la fine del corso sarebbe stato difficile ritrovarci di nuovo.

Un anno prima avevamo già deciso di andarci la prima settimana di dicembre. C’erano diversi motivi che giustificavano questa scelta. Da un lato, ci pareva che il viaggo sarebbe stato più economico. Dall’altro, volevamo sfruttare i giorni festivi prima di Natale in cui sarebbero finiti i primi esami parziali. I preparativi del viaggio ci avevano rubato un po’ di tempo. Come di consueto, avevo accettato di occuparmi dell’organizzazione insieme a un’altra ragazza. Fin dall’inizio i nostri obiettivi erano stati principalmente tre: trovare dei biglietti aerei economici, cercare un albergo con capacità per una quarantina di persone e prenotare i biglietti dei principali musei e monumenti della città. Ci abbiamo messo più o meno un mese a gestirlo tutto. Abbiamo sgobbato molto perché tutto fosse come volevamo e eravamo molto compiaciute del lavoro fatto. Non solo avevamo compiuto tutti e tre gli obiettivi, ma avevamo anche contattato una ragazza di Parigi che si era offerta di mostrarci i posti meno turistici. La conoscevamo bene perché aveva studiato con noi l’anno precedente e volevamo rivederla. Inoltre, sarebbe stata una persona su cui contare se fosse accadduto qualche imprevisto.

Siamo partiti per Parigi mercoledì due diciembre. Quella mattina avevamo fatto l’ultimo parziale. Era stato un esame piuttosto difficile sull’arte catalana medievale. Cionononstante ce l’eravamo cavata tutti abbastanza bene e avevamo molta voglia di cominciare quel viaggio. All’inizio pareva che tutto andasse bene. L’aereo era arrivato in tempo e non avevamo perso neanche una valigia. Questo ci augurava che sarebbe stato un viaggio tranquillo e piacevole. Invece appena siamo arrivati in albergo, i problemi sono cominciati. Per prima cosa abbiamo scoperto che ci avevano prenotato un numero inferiore di camere. Dunque molti di noi sono stati costretti a condividere sia la stanza che il letto. Secondo il direttore dell’albergo, il malinteso era stato dovuto al nostro infimo livello di francese e non aveva nessuna intenzione di cercare una soluzione. Io e l’altra ragazza ci siamo veramente arrabbiate perché avevamo la sicurezza di aver fatto bene la prenotazione. Però per lui non c’era niente da obbiettare. Siccome eravamo tanti, abbiamo deciso ugualmente di rimanere lì. Per fortuna, la maggioranza dei nostri compagni non si sono lagnati e hanno capito la situazione.

Inoltre, il secondo problema è arrivato il giorno dopo e in modo del tutto inatteso: molti musei francesi hanno aderito a uno sciopero per protestare contro una riforma del settore promulgata dal Ministero di Cultura, la quale prevedeva una riduzione delle risorse economiche. Quindi, molti sono stati chiusi per tre o quatro giorni. Benché abbiamo conseguito la restituzione dei soldi spesi già nei biglietti comprati in anticipo, non siamo riusciti a vedere tutto quello che volevamo, nemmeno Il Louvre oppure l’Orsay. Ed addirittura posso accennare che il tempo è stato sempre piovoso e molto freddo. Probabilmente l’unica cosa che non ci ha deluso è stata il nostro contatto là. La nostra antica compagna di università è venuta ogni giorno a trovarci e ci ha fatto scoprire una città del tutto sconociuta per noi.

Pero, malgrado tutto, non direi che sia stata delusa né dal viaggio né dalla città. Alla fine siamo riusciti a superare tutte le contrarietà ed a trascorrere dei bei giorni insieme. Ed oggi posso affermare che quei giorni a Parigi sono uno dei ricordi più belli degli anni dell’università. Cionononstante, di quello che sono sicura è che mai più mi proporrò volontariamente per organizzare un viaggio del genere.

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