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Il mio rapporto con lo sport è particolare. Da bambina, siccome ero l’unica ragazza della classe, (erano tutti maschi perché mio padre non ha voluto che andassi alla scuola religiosa dove andavano le ragazze) ho imparato tutte le attività sportive tipiche dei ragazzi: giocare a calcio, salire sugli alberi, saltare la cavallina , gioco duro fisicamente e molto maschile, peraltro. Ma non sono stata iscritta ufficialmente a nessuno sport. Il mio fisico era adatto allo sport e tutti i professori di ginnastica lo dicevano ai miei genitori. Ma dato che ero la più piccola di sette fratelli hanno ignorato i suggerimenti; ma quando sono diventata adolescente e sono andata a Barcellona per studiare pianoforte ho convinto mia madre a iscrivermi a danza, e approfittare dello stesso viaggio (io abitavo in un paesino) per fare le due attività. Quando mi ha detto di sì sono diventata la ragazza più felice del mondo, immaginavo come sarebbe stato quel giorno, una volta alla settimana, facendo musica e danza a Barcellona.

La musica l’ho studiata fino a che ho iniziato l’università; mi è piaciuto molto ma non ero capace di svolgere in parallelo le due attività. Il pianoforte mi esigeva troppo tempo.

Invece la danza l’ho praticata fino alla mia prima maternità, anzi i quattro primi mesi sono andata a ballare… Il professore era angosciato per la mia gravidanza e alla fine del quarto mese mi ha mandato via. Se fosse stato per me avrei continuato di più.

Adesso vado a camminare soltanto due o tre volte alla settimana e quando posso, che non è molto abituale, vado a lezione di yoga e pilates, perché la schiena mi fa un po’ male. Ma a volte ho una grande nostalgia di quando ballavo.

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