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C’era una volta una principessa che essendo stata  uccisa da una malevola regina-megera (la sua matrigna!!) con una mela avvelenata, fu salvata da un principe innamorato di  lei. Si sposarono e vissero felici. E ebbero quattro figli.

Siccome erano  affaticati dalla vita a palazzo, un giorno decisero di prendersi una vacanza e andare a casa dei sette nani. Quando ci arrivarono, non c’era nessuno. Erano  partiti insieme per Parigi, dove volevano andare a trovare un amico ammalato e vedere gli ultimi modelli  di asce e di seghe.

Biancaneve però aveva la chiave per entrare e l’autorizzazione per rimanere nella casa  quanto volesse. Benché  lei e il principe avessero voglia di rivedere i nani, la prospettiva di una vacanza da soli gli piacque enormemente.

Finalmente erano da soli! La calma del bosco, il  silenzio della notte, la luce della mattina, la serenità della luna, la gioia del sole, tutto formava parte di un ambiente di pace. Anche i bambini giocavano e si comportavano con tranquillità.

I primi giorni tutto andò bene. Stavano riuscendo a fare una vacanza da sogno, ma il principe non era in grado di fare da padre senza l’aiuto dei suoi assistenti. E nemmeno era predisposto ai lavori domestici.

Senza esserne consapevole, Biancaneve a poco a poco assunse tutta la responsabilità e tutti i lavori di casa. E a poco a poco la principessa diventò una casalinga, e fu un vero modello di stanchezza.

Il marito non aveva nessun interesse per lei, né per i bambini, e tanto meno per le faccende domestiche. Seduto su una poltrona, lasciava scorrere le ore permettendosi come sola attività guardare la TV.

Biancaneve era responsabile, generosa, misericordiosa, disinteressata, cortese, gentile, una madre esemplare, una donna pronta al lavoro ed a venire in aiuto di chiunque ne avesse  bisogno. E se questo chiunque era suo marito, si impegnava a fare qualsiasi cosa per renderlo felice. E Biancaneve lavorava e lavorava e lavorava…

Ma Biancaneve non era stupida  e nemmeno era pazza. Vide che non bastavano la sua fatica e la sua sofferenza per raggiungere la felicità. Capì che il principe era colpito da un profondo abbattimento, una grave depressione morale.

Ricordò le lezioni di Filosofia e tutte le idee che aveva imparato sulla vita, l’amore, l’uguaglianza dei diritti, l’esecuzione dei progetti di vita, la realizzazione personale… e decise di prendere il toro per le corna  e riprendere in mano le sorti  della vita famigliare e della sua stessa vita.

Fece andare il principe dal medico, ingaggiò un’assistente affinché avesse cura dei  loro figli, cercò un lavoro che le permesse di vivere senza privazioni e, cosa più fondamentale,  lasciò il palazzo e la corte.

In questo modo, avendo ricuperato il principe la salute, riuscirono a vivere pienamente la loro vita, oltre a godere dei figli e della libertà che si ottiene quando si può vivere in conformità ai propri valori.

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