Tag

,

Il mio rapporto con lo sport è stato sempre abbastanza intermittente. Mi ricordo benissimo che a scuola non mi piacevano per niente le lezioni di educazione fisica. Mentre i miei compagni adoravano quelle ore libere dagli obblighi propriamente accademici, a me sembrava che fosse una maniera di sprecare un tempo che dovevamo dedicare ad altri impegni. Non condividevo il loro fascino per una attività che odiavo. Non mi sentivo per niente a mio agio nella palestra della scuola. Anzi era un luogo che mi faceva veramente innervosire. Ancora oggi lo ricordo come un luogo buio e un po’ pauroso malgrado in realtà fosse abbastanza luminoso  Aveva grandi finestre dalle quali si vedeva un giardino e che lo rendevano un luogo piacevole. Pero in quel momento non sapevo vedere il beneficio che mi avrebbe portato la pratica regolare di un’attività fisica. L’obbligo di fare le capriole e i salti mi sembrava poco meno di una tortura così crudele come quelle che leggevo nei molti libri di avventure che divoravo. Infatti non avevo nessuna abilità per la ginnastica artistica, lo sport che ho praticato di più nei miei anni scolastici.

Il mio pensiero sullo sport è cambiato nell’adolescenza. A quattordici anni mi sono iscritta a un corso di pattinaggio. All’inizio non avevo una voglia speciale di praticarlo. In realtà soltanto volevo fare quello che facevano le mie amiche, le quali si erano tutte iscritte a questa attività sportiva. Non è stato uno sforzo convincere i miei genitori perché mi pagassero il corso: alla fine sembrava che fossi interessata a qualcosa che si poteva praticare all’aria aperta. Però non immaginavano che mi sarebbe piaciuto. Non avevo in quel momento neanche l’impressione che il pattinaggio sarebbe diventata un’attività essenziale della mia vita di adolescente. Devo ammettere che le prime lezioni sono state piuttosto difficili. Da una parte, non riuscivo né a stare in piedi né a pattinare. Dall’altra, cadevo molte volte e quindi ho cominciato  ad avere paura. Mi ricordo benissimo di un livido tremendo sulla coscia destra che mi è andato via solo dopo un mese. Malgrado fossi stata tentata di abbandonare parecchie volte, grazie all’aiuto di Laura, un’insegnante bravissima, sono riuscita a migliorare. Dopo tutto lo sforzo non solo avevo imparato a pattinare ma anche ad amare uno sport che mi ha aiutata a non pensare soltanto ai miei impegni accademici. Invece di restare a casa a leggere oppure a studiare, ho cominciato ad andare spesso a praticare questo sport con le mie amiche. Trascorrevamo molte serate di venerdì e di sabato a pattinare nei dintorni del nostro liceo dove c’era uno spazio molto adeguato e che ci piaceva tantissimo: il parco di Joan Miró in cui ormai adesso c’è un’area di cemento che accoglie la nota scultura La dona i l’ocell. Quell’area era diventata un luogo di incontro per molti studenti, un’isola in una città popolata e trafficata com’è Barcellona. Ancora oggi quando vado dai miei e guardo da lontano la scultura di Miró mi vengono in mente i ricordi di quelle serate in cui si mischiavano il pattinaggio e le chiacchiere infinite.

Sebbene il pattinaggio sia stato molto importante nella mia adolescenza, con gli anni non è rimasto com’è un’attività che abbia praticato spesso. Negli anni dell’università andavo qualche volta a pattinare la domenica mattina e facevo percorsi più lunghi, spesso vicino al mare. Ciononostante per me la pratica di questo sport non era più com’era stato una volta. Gli esami e i lavori mi prendevano troppo tempo e le altre attività erano rimaste in un chiaro secondo piano. Dopo essermi laureata, ho trascorso alcuni anni senza pattinare. Ho ripreso l’attività nel momento in cui ho cominciato la tesi dottorale. A volte ci vado da sola ed altri riesco a coinvolgere qualche amica del tempo del liceo che mi ci accompagna. Come facevamo una volta, il pattinaggio ci serve anche per condividere segreti ed altre confidenze. Inoltre mi aiuta a controllare lo stress ed a riflettere mentre pattino sulle cose che devo scrivere. È vero che non è un’attività che pratichi sul serio. Tuttavia mi ha permesso di capire che il significato che al giorno d’oggi diamo alla frase Mens sana in corpore sano non è soltanto una citazione colta tratta da un’opera romana del primo secolo, ma anche una maniera di riassumere i benefici dello sport sul nostro benessere psicologico.

Annunci