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Gentile direttore,

Le scrivo su una questione che è allo stesso tempo un problema specifico di tutti noi e anche un problema di dimensioni generali: si tratta di ecologia, o più precisamente delle conseguenze che ha su di noi quello che i nostri governanti decidono in relazione a essa. Oggi, ci sono temi di cui spesso sentiamo parlare e che appartengono all’attualità, come il cambiamento climatico; temi che sono entrati nell’agenda politica. I politici, allora, cercano delle soluzioni (o a volte negano persino il problema), e le conseguenze riguardano gli interessi internazionali, il nostro futuro come cittadini, e più ampiamente la natura.

È certo che si deve controllare il modo in cui la nostra presenza ha un effetto sulla  natura e quindi, si devono prendere misure. Queste azioni si devono realizzare in modo strutturale, dato che l’inquinamento e il deterioramento ambientale è un caso generalizzato. È così che si sono creati protocolli internazionali (Kioto, Parigi) e c’è un coinvolgimento ampio. Qua, c’è anche un altro elemento positivo: riconosciamo come si sia prodotto un cambiamento nella mentalità delle persone, che fanno attenzione a questi problemi e se ne preoccupano; anche i programmi dei gruppi politici trattano questi temi, e i successivi cambiamenti generazionali porteranno con loro una stabilizzazione di questo modo di pensare.

Ma non è che i cittadini possano essere d’accordo col modo generale in cui si affronta il problema. I governi dovrebbero prendere in considerazione che, prima di agire sui consumatori, bisognerebbe farlo sul mercato. Allora, sembra logico chiedere ai nostri politici che stabiliscano misure progressive. È così che si dovrebbe, innanzitutto, modificare la natura della produzione. Se necessario, bisognerebbe chiedere che tutti i prodotti siano dall’inizio ecologici. Insomma, bisogna esigere che i cambiamenti siano progressivi (prima nelle fabbriche, poi nel negozio) e che non li facciano pagare ai piccoli consumatori. Nei casi più recenti, infatti, gli autisti troveranno come l’uso delle loro macchine sarà ristretto nelle grandi città, ma le macchine che loro avevano comprato non erano problematiche, per quello che riguarda l’ecologia, appena alcuni anni prima. Chi ne è responsabile?

Riassumendo, le scrivo con lo scopo di sottolineare una situazione che trovo ingiusta. Le aziende tradiscono i loro accordi sull‘ecologia e, in alcuni paesi, non c’è una dura sanzione, come nel caso della Spagna contro la Volkswagen. Invece, i cittadini vedono come le loro macchine, che hanno comprato con normalità, non potranno entrare più in centro città  a seconda dei giorni. Veramente, è proprio giusto?

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