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Figlia di un fornaio, cresciuta tra pani e dolci non posso far altro che difendere la chiusura domenicale. Difendere quei diritti per cui i nostri nonni lottarono a lungo e anche difendere i più deboli di fronte ai grandi nei termini delle concorrenza.

Negli anni ’60 dopo aver vissuto i lunghi e molto duri anni del dopoguerra i piccoli negozi come le panetterie riuscivano a chiudere le domeniche e migliorare le loro condizioni lavorative.

Gli anni sono trascorsi e dopo quasi 60 anni i cambiamenti delle abitudini della nostra società ci portano a tornare indietro  pur per motivi diversi. Una società con  un  consumo abbastanza esagerato, fuori controllo, ma soprattutto di solito innecessario, ci porta a comprare la domenica ed è, secondo me, soltanto un’abitudine.

Se ce ne andiamo indietro negli anni,  quando ero piccola il sabato avevamo un cartello “oggi pane doppio” e tutti compravano due baguette oppure pagnotte invece di una come di solito, perché la domenica il negozio era chiuso. Siccome oggi i negozi sono aperti, perché dobbiamo mangiare il pane del giorno prima? E malgrado sia molto peggio di quello di 40 anni fa preferiamo andare al supermercato a comprarlo.

Ma possono i piccoli negozianti lottare con i grandi? Questa concorrenza gli fa molto male. I piccoli negozi non hanno la capacità per organizzare i diversi turni lavorativi, e i margini di guadagni non sono così ampi per potere pagare ai dipendenti  gli straordinari e neppure le ore in giorni festivi…e anche perché non è così redditizio avere il negozio aperto. Le grandi catene ottengono prezzi più vantaggiosi dai fornitori o fabbricanti, mentre  i piccoli negozianti  non possono mai ottenerli  dovuto a che i loro ordini e le loro capacità sono più ridotte. Se decidono di aprire non è spesso un vantaggio ma se decidono di non aprire perdono qualche vendita a favore dei grandi. Le risorse economiche e finanziarie dei piccoli e grandi sono incomparabili e l’incapacità del piccolo per andare avanti, cambiare e adattarsi ai nuovi tempi  è molto difficile.

I negozi sono anche posti di lavoro e sono anche aziende che pagano delle tasse.  Dimenticati dalle leggi e dalle politiche generali non sono per niente aiutati,  al punto da mettere in pericolo la continuità dei numerosi negozi  e causare la perdita di migliaia di posti di lavoro.  I negozi di piccole e medie dimensioni  rappresentano in Spagna un 25% dei liberi professionisti del paese e impiegano circa 2.000.000 di persone delle quali il 60% sono donne.

Le legge del nostro paese dovrebbero tutelare questi negozi, i più svantaggiati. Se il governo fosse un  po’ più consapevole dell’importanza dei piccoli negozi li  tutelerebbe di più.

E tutti noi dovemmo lottare per mantenere quei diritti per cui lottarono i nostri nonni e si sentirono così felici per quello che furono capaci di conseguire. Se io avessi lottato come loro non permetterei che si perdesse quello che avevamo ottenuto.

Insomma, entrambi i  modelli di negozi sono perfettamente compatibili perché le abitudini della società sono cambiate e ci sono persone per i diversi tipi di negozi ma devono trovare l’equilibrio per essere complementari.

 

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