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A chi piace annoiarsi? Io direi che a nessuno. La noia è percepita come un vuoto, un tempo morto in cui non c’è niente di interessante da fare o, peggio forse, come un tempo dedicato per obbligo a un’attività monotona e che non ci piace. La noia suscita malinconia, demotivazione, perfino disperazione e ci fa sentire inutili. Le ore sembrano allungarsi all’infinito. Per evitarla cerchiamo di occupare tutti i nostri momenti liberi con passatempi e intrattenimenti –o anche di moltiplicare attività vincolanti che poi, se uno vuole rifletterci un po’, non sono così importanti né urgenti.

A titolo personale, uno dei miei peggiori ricordi da bambina sono precisamente quei momenti in cui non sapevo cosa fare, gli adulti attorno badavano alle loro attività, mio fratello e mia sorella, molto più grandi di me, non sapevano che farsene di una sorella così piccola. Immagino che è per quello che, una volta abbastanza cresciuta, mi sono lanciata in tanti corsi e attività creative.

Questo articolo comincia dichiarando che la noia può influenzare in modo negativo il nostro comportamento: per esempio, può farci mangiare più del necessario (e questo viene confermato di recente con il confinamento), può rendere le persone apatiche o irritabili, e può anche incoraggiare i comportamenti a rischio. Alcune ricerche realizzate alla fine degli anni ’80 hanno messo in evidenza che esistono sia delle situazioni noiose, sia delle persone che si annoiano più facilmente di altre. Queste persone appartengono a due gruppi distinti, perfino opposti: da una parte, individui più impulsivi e iperattivi, dall’altra, persone propense a non uscire della propria confort zone.

Una distinzione che ho trovato interessante in quest’analisi riguarda la relazione tra noia e tempo. Alcune emozioni spiacevoli come la paura riguardano il futuro, altre come il rimpianto riguardano il passato. La noia, invece, riguarda sempre il presente: ci si annoia oggi, qui e ora. Lo stesso accade con l’attenzione. La noia è infatti legata alla capacità di gestire e orientare l’attenzione.

Secondo questo articolo la noia, anche se può influire negativamente sul nostro modo di comportarci, ha comunque un aspetto molto positivo: ci spinge a tirar fuori la nostra curiosità. E la curiosità è importante nel senso che ci guida a cercare nuove opportunità. Insomma, può spingere la nostra mente a essere, per reazione alla monotonia, più creativa.

Insomma, si può utilizzare la noia consapevolmente per alimentare la nostra curiosità e reinventare il nostro atteggiamento. Questo si potrebbe ottenere semplicemente lavorando sulla nostra capacità di prestare attenzione a un dettaglio, che può essere una storia che leggiamo o che ci viene in mente, un ricordo, un fatto che merita di essere esaminato più approfonditamente e di guardare questo dettaglio come se fosse la prima volta che lo vediamo.