Lo smart woring, una realtà che rimarrà?

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Molte cose sono diventate una realtà l’anno scorso a causa del coronavirus. Una delle più importanti è stato il lavoro da casa, anche chiamato smart working. Molti lo amano e altri non possono vedere l’ora di tornare all’antica normalità, cioè, tornare in ufficio, lavorare con i colleghi e non fare più video chiamate.

E difficile sapere come sarà il futuro ma tutti gli esperti concordano che non c’è dubbio che il lavoro da casa rimarrà. Per questo, bisogna adattarsi a questa nuova realtà e pensare/ripensare come lavorare in modo che da preparatci tutti per questa importante sfida.

Si parla de di fare nuove leggi per una nuova organizzazione del lavoro, per definire gli orari lavorativi, per conoscere gli obblighi dei dipendenti…Molte cose che adesso non vengono ancora definite e che bisognerebbe stabilire al più presto, perché i mesi passano e non vediamo ancora la fine di questo lock down lavorativo.

Secondo me, lo smart working dovrebbe essere vantaggioso per tutti: per il i datori di lavoro e per i lavoratori. Bisogna cercare modalità di lavoro efficienti affinché tutti possano trarre qualche beneficio e questo nuovo approccio non abbia effetti negativi sulla produttività e neanche sulla salute di tutti.

Stare a casa non è sempre positivo per tutti ed è importante sapere come trovare un equilibrio e sapere come conciliare il lavoro e la vita casalinga. Credo pertanto che sia importante aiutare i lavoratori a saper gestire questa nuova situazione che sicuramente rimarrà per il momento.

I Promessi sposi di Alessandro Manzoni

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Il romanzo comincia con una descrizione del paesaggio dei dintorni di Lecco, fra il lago di Como e la città di Milano e con la dei “bravi”, personaggi tipici della Lombardia che minacciavano qualcuno per conto di qualche uomo potente e che erano capaci di compiere le loro minacce persino con l’omicidio.

Il prete don Abbondio doveva sposare una coppia, Lucia e Renzo, ma fu minacciato di morte da due “bravi” affinché non lo facesse. Quando don Abbondio fu costretto da Renzo a spiegargli che cosa accadeva, siccome il prete non voleva sposarli piú, cominciò la sua esposizione con una serie di parole latine, per giustificarsi, ma in realtà, perché Renzo non potesse capirne i veri motivi.

L’uso del linguaggio cosiddetto “latinorum” è spesso un artificio perché l’interlocutore non capisca niente e per fargli credere che non abbia la capacità d’intendere l’argomentazione, dato che colui che parla avrebbe un livello intellettuale superiore. Questo linguaggio è un gergo degli avvocati che l’utilizzano perché i loro clienti pensino che gli avvocati conoscano una lingua incomprensibile e l’usino tra loro. Tuttavia, il linguaggio giuridico non è sempre grammaticalmente corretto. Si impiegano spesso maiuscole quando non è necessario, e anche frasi lunghissime di modo che quando il lettore ne legge la fine, non ne ricorda più l’inizio.

Non sono solo gli avvocati ad adoperare parole che non sono del proprio linguaggio. I finanzieri ricorrono di solito l’inglese. Lo fanno anche “i mercati”, sebbene nessuno sappia esattamente chi sono.

Il matematico

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Ho appena attraversato la soglia della cinquantina, cifra tonda che invita a riflettere e a fare il punto. Due per cinque al quadrato. Statisticamente, adesso ho più passato che futuro. Le religioni mi hanno deluso, non credo agli oroscopi, neanche alle chiromanti con le palle di vetro, quindi, non posso dire niente su quello che verrà; solo del passato posso scrivere, e con molta precauzione, perché i ricordi si confondono e si diluiscono col tempo. Ho verificato con i vecchi amici che fatti che abbiamo vissuto insieme, ognuno li ricorda di modo diverso.

Solo di una cosa sono sicuro quando guardo indietro: la matematica mi ha sempre accompagnato e mi ha aiutato. Da più di mezza vita la studio e la insegno. Infatti la mia esistenza si può sintetizzare in poche parole, specificamente in due: sono matematico. Questa affermazione così breve è una dichiarazione vitale, perché non mi definisco come insegnante di matematica (la mia professione) ma come matematico. La differenza è colossale, ma può sembrare sottile ai non iniziati. Risolvere enigmi e problemi è stata per me una passione irrinunciabile fin da quando ho scoperto la bellezza, la durata e l’invariabilità della matematica. Ne sono stato affascinato e ho saputo presto a che cosa volevo dedicarmi.

Attribuisco la responsabilità di questa fascinazione, quando avevo quindici anni, a Euclide ed al professore di matematica che ho avuto al secondo anno di liceo. Lui ci ha fatto capire che, ventiquattro secoli prima, Euclide aveva costruito, con alcuni concetti di base, cinque postulati semplici e il buon senso, una geometria che ci aiuta ancora oggi nei nostri lavori quotidiani. La semplicità dei suoi concetti e l’uso brillante e preciso del ragionamento logico portavano a risultati inconfutabili, spettacolari a volte ma sempre immutabili. Fu in quel momento che decisi di imparare tutta la matematica nota (tipica follia dell’audacia e dell’ignoranza inerenti alla gioventú).

All’università mi sono accorto di due fatti fondamentali. Il primo è stato l’immensità del mondo matematico, limitato fino ad allora a nozioni elementari di calcolo ed algebra. C’era una nuova gamma di argomenti di cui non avevo mai sentito parlare, con nomi così suggestivi come Equazioni in Derivate Parziali, Topologia, Geometria Differenziale o Analisi Armonica. Il secondo è stato il concetto di problema aperto. Tutti i problemi che avevamo fatto prima avevano soluzione: potevano essere facili o difficili ma sempre si poteva trovare la soluzione perché, in caso che noi non fossimo riusciti a trovarla, il professore ce l’avrebbe detta. Nessuno mi aveva mostrato prima quanti problemi senza soluzione ci sono intorno a noi. Il lavoro dei matematici consiste proprio in questo: prendere un problema aperto e cercare di risolverlo. Ma non sempre è possibile perché forse il problema non ha soluzione oppure perché la matematica necessaria per trovarla ancora non è stata creata e bisogna crearla.

Il significato della frontiera nella storia americana

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Nel 1893 Frederick Jackson Turner ha pubblicato il saggio Il significato della frontiera nella storia americana, dove sosteneva che l’avvicinamento verso l’Ovest degli americani è stato il fondamento dell’evoluzione degli Stati Uniti. Il saggio è stato fino alla fine del Novecento un punto di riferimento per la comprensione della storia della nazione americana. L’adattamento alla natura, alle difficoltà, il confronto con gli indigeni, la colonizzazione dei terreni, sono caratteristiche che hanno sviluppato il senso della libertà e della collaborazione fra i colonizzatori. I contadini potevano possedere la terra, quello che in Europa era una prerogativa di una più elevata classe sociale.

A poco a poco si sono create piccole comunità interdipendenti, poi, grandi città, e si sono potenziate l’agricoltura e l’industria. La cultura ha rappresentato questa volontà di andare sempre avanti, verso l’ovest, con romanzi come “L’ultimo dei moicani”, con personaggi come Bufalo Bill (un cacciatore di bufali che ha viaggiato in Europa e anche in Italia) e con i western. Uno di questi film, La conquista dell’ovest descrive questa storia di un modo ideale come lo ha fatto Turner.

Ma la storia di questo vecchio ovest non è nient’altro che un mito. La ricchezza dell’America è stata fatta anche grazie al lavoro degli afroamericani e dei messicani. L’espressione biblica “Crescete e moltiplicatevi” non era applicabile agli indiani, che non potevano farlo perché iloro figli erano destinati alla fame, dato che i cacciatori bianchi avevano distrutto tutta la cacciagione.

D’altra parte, ci sono altre caratteristiche della storia americana che sono all’origine degli Stati Uniti: l’emigrazione, la lotta per l’indipendenza, gli investimenti delle corporazioni capitaliste, la schiavitù degli afroamericani. Queste peculiarità e quelle che ha mostrato Turner hanno creato un paese dove coesistono ancora l’individualismo e la lotta per l’ascensione sociale, un capitalismo spietato, con un volontariato potente; abitanti di paesi che hanno un’arma per difendersi, ma che sono disposti ad aiutare a qualsiasi vicino che sia in difficoltà.

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Andiamo al cinema o restiamo a casa a vedere i film sulle piattaforme?

Uscire di casa per andare al cinema è fantastico. Fare un po’ di coda per entrare nell’oscurità della sala e vedere il film sullo schermo grande, con un suono perfetto, con gente che ti accompagna e vive la trama come te è una grande esperienza che non ha paragone.

Ma è vero che oggi quest’esperienza è rischiosa e abbiamo trovato una soluzione di intrattenimento durante il nostro lockdown attraverso piattaforme come Netflix o HBO ed abbiamo scoperto che è possibile vedere un film o una serie su tablet o computer. Non è lo stesso, manca tutto quello che ho detto previamente, però è pratico e se non ti piace il film, puoi cercarne un altro o lasciarlo a metà e continuare a vederlo un altro giorno. Ma, soprattutto, è un’offerta audiovisiva enorme che copre tutte l’età e tutti i pubblici.

Per le sale di cinema cinematografiche l’attuale situazione è pericolosa, poiché se ci abituiamo a guardare il cinema a casa e le piattaforme includono film in prima visione, dovranno reinventarsi e questo significa ideare cose nuove e investire per recuperare la clientela. Non tutti potranno farlo.

Dopo v la crisi, il futuro delle sale è incerto, per il momento sembra che le piattaforme ne escano favorite.

Il telelavoro

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La pandemia ci ha portato situazioni nuove che abbiamo dovuto accettare senza dire niente, ma credo che sia opportuno un po’ di riflessione per non cadere nel “rendere la necessità virtù”.

Una di queste novità è stata la massiccia diffusione del telelavoro. Certamente il potere lavorare a casa senza spendere tempo e denaro in viaggi è un chiaro vantaggio, ma io vedo diversi problemi in questa modalità di lavoro.

Ad esempio, si possono perdere buone abitudini igieniche. Visto che non c’è nessuno in giro non mi faccio la doccia e non mi cambio i vestiti, con una tuta è abbastanza.

Poi si deve essere attaccato al computer per molte più ore del solito e si rovina la vista. Il capo può anche chiamarti a qualsiasi ora senza orario fisso. Così diventi un piccolo schiavo a casa tua.

Se sei uno studente, non puoi chiedere qualcosa al professore quando hai un dubbio, devi aspettare il tempo delle domande, né interagire con i compagni o fare commenti durante la spiegazione.

Si perdono soprattutto le relazioni interpersonali come la possibilità di prendere un caffè con i colleghi e chiacchierare un attimo di affari non strettamente professionali. Vietato fare battute sui capi o condividere complicità in ufficio!

Per finire, lavorando a casa si spende di più in luce e riscaldamento, anche la carta e l’inchiostro della stampante li paghi tu, ed invece lo stipendio non aumenta.

Purtroppo, il telelavoro è un vantaggio per molti, soprattutto se si vive in un luogo isolato, ma restano ancora molte questioni da risolvere.

Volare

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Lei dorme un sonno molto profondo, ma le arriva una musica così speciale che piano, piano, la risveglia.

Lei comincia a muovere le braccia con la forza e la dolcezza di due ali, il suo corpo va avanti e i suoi occhi diventano luce nella notte.

Arriva, non si sa da dove, l’eco lontano d’una ovazione profonda, intensa, emozionata.

Sulla sedia a rotelle lei continua a volare.

Obesità infantile: è un problema?

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Sembra che l’obesità infantile sia un problema, ma è realmente una preoccupazione per tutti?

D’accordo con i dati che abbiamo dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù, il 20,9% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni sono in sovrapeso , il 9,8% sono obesi e il 2,2% sono gravemente obesi. I motivi sono collegati a un’alimentazione inadeguata, dato che l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 31% fa una colazione sbilanciata. Inoltre, i bambini sono obesi per la mancanza di attività fisica, poiché solo 1 bambino su 6 pratica sport per non più di 1 ora a settimana.

Ciononostante, non tutti la pensano così, ed alcuni considerano che i loro figli non siano grassi. Questo è il pensiero di 1 madre su 3 di bambini obesi o in sovrappeso perché i loro figli sono rappresentanti del nuovo stile di vita della società contemporanea e dobbiamo accettarlo così.

Se le madri sapessero che un bambino obeso diventerà un adulto obeso nel 75% dei casi, non so se continuerebbero a mantenere lo stesso atteggiamento.

Come viene impiegato il mocio lavapavimenti a frange

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Questo strumento viene utilizzato per pulire i pavimenti. Consiste in un lungo manico, un’estremità del quale serve per afferrarlo, e strisce di tessuto assorbente che sono attaccate all’altra punta del manico. Di solito viene venduto insieme a un secchio con uno “strizzatore” integrato. L’acqua saponosa viene messa nel secchio e il funzionamento è molto semplice: prima il mocio va messo nell’acqua, poi l’eccesso d’acqua va eliminato premendolo nello “strizzatore”: si strizza semplicemente ruotandolo e spingendo il manico verso il basso… poi si strofina il pavimento, e si ripete il processo tante volte quante siano necessarie fino a finire di lavare il pavimento.

Un cerchio e un punto

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C’è chi pensa che l’arte non abbia l’obiettivo di provocare emozioni, ma d’insegnare ad avere idee. Koth Haring diceva: “Lascia che sia il pubblico che guarda a completare il lavoro dando infinite soluzioni”. Non sono assolutamente d’accordo. Questo assomiglia un po’ alla moda letteraria dopo Hemingway. Si tratta della teoria dell’Iceberg: quando si racconta qualcosa non si deve rivelare tutto, è il lettore che deve essere libero di immaginare una parte della storia. Ma che succederebbe se un racconto fosse una parola e una virgola o persino una parentesi e un punto come quando alcuni pittori contemporanei dipingono un cerchio e un punto? Non sarà che persino alcuni grandi pittori come Picasso o Dalí avevano scoperto nel corso della loro vita che si potevano guadagnare soldi senza sforzo, dipingendo appena qualche scarabocchio?

L’ammirazione che suscitano molti di quegli artisti in molta gente mi ricorda il racconto del re nudo. Due giovanotti dissero che potevano fargli un vestito che avrebbe potuto essere visto solo da quelli che lo rispettassero. Fecero finta di farlo e di metterglielo. Poco dopo il re passeggiava nudo, ma nessuno osava riconoscere la sua nudità. Finché un ragazzo gridò: “il re è nudo!” Molti dipinti contemporanei sono nudi, ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo.