Pinocchio

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Si vede l’interno della casa-falegnameria di Geppetto che si sveglia di colpo al rumore del canto di un gallo (il classico suono del risveglio mattutino). Geppetto si tira su dal letto e si mette in piedi mentre dice a se stesso di aver dormito troppo, che alla sua età fa male al cervello. Continua a parlare — e a ridere — mentre s’infila gli occhiali, e dice d’aver sognato che il burattino lo guardava. Prende la bacinella, constata che l’acqua è ghiacciata, si china per prendere una brocca d’acqua ma soltanto ne cade una goccia.

Geppetto, sempre in primo piano, comincia a stiracchiare gambe e braccia ma non vede il burattino (già bambino umano) che sta seduto, guardando tutto dal fondo della stanza con gli occhi aperti.

“Stanotte mi è venuta un’idea migliore” dice Geppetto, puntando il dito verso il burattino-bambino,senza rendersene conto. Comincia ad affilare la lima quando sulla sua faccia  appare un’espressione d’incredulità, ossia, si sta chiedendo “che diavolo succede?”

Aspetta un attimo e gira tutto il corpo su sé stesso per constatare che effettivamente c’è un bambino seduto a pochi passi da lui. Lascia cadere la lima sul tavolo, fa qualche passo e dice “Fa molto freddo ma…che mi si sia ghiacciato anche il cervello?” Inforca gli occhiali, poi fa un passo indietro per riguardare il bambino. La sorpresa è  maiuscola e Geppetto può stare appena in piedi. “Oddio!…” mormora. Fa un respiro profondo e dice “Non è possibile”.

Da un momento all’altro il burattino-bambino scompare e Geppetto, guardando in giro a bocca aperta, cerca di trovarlo.  Dopo alcuni secondi si osserva il piccolo monello appeso alla finestra con le gambe ciondolando.  Il falegname si avvicina; il bambino rimane ‘sospeso’.  Di colpo, il piccolo compagno salta a terra dato che non riesce a mantenersi appeso alla finestra. I due personaggi, padre e ‘figlio’, si trovano a faccia a faccia, Geppetto mostra un viso ancora stupefatto mentre sul volto del bambino appare un grande sorriso.

Qualcuno bussa ansiosamente alla porta e Geppetto grida “Avanti” in modo un po’ distratto e mentre tiene d’occhio il bambino. Tantissime cose accadono nei secondi che seguono: Geppetto si accorge di non voler che nessuno trovi il burattino divenuto bambino ma allo stesso tempo il piccolo si sposta nuovamente per scappare dalla finestra. Geppetto chiude la porta in faccia a un uomo che indossa un cappotto pesante e un cappello. Più tardi scopriremo chi è.

…la storia va avanti…

 

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Greta Thunberg

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Greta Thunberg, la sedicenne svedese che rappresenta e conduce il gran movimento ambientalista studendesco che si estende ormai a diversi paesi europei.

 

Una ragazza autistica, ma che parla quando ce n’è bisogno. A soltanto dodici anni è andata in depressione sentendo una grande tristezza per il cambio climatico causato dall’inquinamento  e sentendo pure una grande impotenza nei confronti dei politici. Individui che non fanno nulla per risolvere  questo immenso problema di cui tantissima gente non è cosciente, o semplicemente non vuole esserlo, visto che è talmente grave che fa paura affrontarlo. Ebbene sì, lei non ha avuto questa paura, e dal 20 agosto del 2018 ha deciso di scioperare non presentandosi a scuola ma rimanendo per ore davanti alla sede del Parlamento svedese, con addsso un cartello che diceva “sciopero scolastico per il clima” promovendo e reclamando che vanno prese misure drastiche per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Dopo le elezioni politiche svedesi del 9 settembre del 2018, Greta è tornata a scuola ma sempre scioperando di venerdì, andando davanti al Parlamento svedese anziché a scuola. La sua storia è diventata mediatica per via dei telegiornali, giornali e ovviamente le moderne reti sociali. Per cui ora non è solo lei che protesta, ma tanti altri studenti di oltre 300 città che scioperano e si manifestano di venerdì contro il cambio climatico, facendo sì che sia diventato un grande movimento studentesco. Un grande traguardo potrebbe dirsi,  e speriamo serva davvero a spingere verso un cambiamento nelle politiche ambientali.

Greta, oltre agli scioperi, ha partecipato con grande serietà e maturità ad importanti conferenze, accusando persino diversi politici ed entità di essere consapevoli dei problemi ambientali ma di non cercare soluzioni per motivi d’interesse economico o politico. Una ragazza senza dubbio coraggiosa che ha aperto gli occhi a tanti giovani ma anche a tanti adulti; una ragazza che non si ferma e che persegue questo grande traguardo di salvare il nostro pianeta ora che è tardi ma ci si può ancora fare qualcosa.  È stata nominata donna più influente del 2019 in Svezia così come è stata inserita tra gli adolescenti più influenti del 2018 secondo la rivista “Time”. Ora tocca sperare che i politici, che sono quelli che possiedono il potere di imporre le soluzioni per questo problema abbiano ascoltato le preziose parole di Greta e siano più consapevoli del cambio climatico. Difficile, quasi ironico, ma non impossibile.

LA MIA RADIOSVEGLIA

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Per il mio quindicesimo compleanno i miei nonni mi hanno regalato una radiosveglia.

Mi è piaciuta dal primo momento; era rettangolare, piana e con i bordi arrotondati, di colore nero con le lettere bianche e lo schermo digitale. Pareva un apparato del futuro in una stanza piena di disegni, foto di calciatori e cuscini stampati (questo per volere di mia madre).

Di notte, se mi svegliavo e volevo sapere l’ora, lei era lì, sul comodino, sempre pronta a offrirmi il dato che cercavo senza avere bisogno di accendere la luce. Sapevo che quello sarebbe stato il principio di una bella amicizia. Era una specie di angelo che proteggeva il mio riposo.

Alla mattina, quando mi alzavo presto per andare a scuola, mi piaceva ascoltare un programma di musica molto divertente e, alla sera, quando dovevo andare a letto, ne ascoltavo un’altro di sport. Lei mi accompagnava all’inizio della mia giornata e alla fine. Questo era sempre così durante l’anno scolastico. In estate, con la spiaggia, le feste e gli amici, il rapporto si rilassava un po’; le vacanze erano per tutte e due.

Da quando me l’hanno regalata, l’ho portata con me in tutti i posti in cui ho vissuto, sia per gli studi che per il lavoro.

A me piace di più ascoltare la radio che guardare la televisone perchè mi permette di fare altre cose allo stesso tempo.

La mia radiosveglia è un piccolo dispositivo con un grande valore sentimentale che non cambierei mai con per nessun altro più sofisticato.

 

descrizione di una foto

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Nel centro della foto, in primo piano,  possiamo vedere un uomo con una piccola bambina; sono seduti su una piattaforma di legno, circondata dal mare. Ritengo che siano padre e figlia perché tra loro sembra esserci un legame speciale, molto bello: la protezione del padre, la purezza della bambina, l’amore di tutti e due. Insieme faranno un lungo percorso vitale. Quando la bambina diventa più grande, dovrà camminare da sola.

Attualmente, accanto al tradizionale modello di famiglia composto da padre, madre e figlio/i, ne coesistono altri impensabili anni fa. Così, le due persone che vediamo in mezzo alla foto potrebbero essere i due unici integranti di una famiglia monoparentale; oppure potrebbe essere una famiglia composta da due uomini che hanno soddisfatto il loro desiderio di essere genitori grazie all’adozione o ad un utero in affitto.

Ci sono voci critiche contrarie al fatto che gli omosessuali possano creare una famiglia perché lo considerano contro natura, specialmente le persone più conservatrici. A mio parere, la cosa più importante è che il bambino cresca circondato d’amore, con educazione e rispetto. Che i genitori siano eterosessuali non garantisce che questi valori siano soddisfatti.

D’altra parte, penso che la foto sia stata scattata al tramonto in un piccolo paese della costa, uno dei tanti che sono pieni di turisti in estate e che il resto dell’anno rimangono quasi quasi dimenticati, isolati. Sicuramente un paesino che ha visto diminuire la sua popolazione a causa della mancanza di lavoro e del desiderio della gente di vivere in una grande città e di prosperare.

Tuttavia, alcuni di questi posti cominciano a sperimentare un leggero ottimismo grazie al ritorno di giovani molto preparati delusi dalla precarietà lavorativa e dall’aggressività delle grandi città. Cercano di a tornare a uno stile di vita di qualità, più tranquillo e a contatto con la natura. E questo lo possono ottenere nei paesi.

IL MIO RAPPORTO CON I LIBRI

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Il mio rapporto con la lettura ha attraversato diversi momenti nella mia vita.

Non sono mai stata una lettrice costante. A volte entravo in un periodo di letture continuate, così finivo un libro e ipso facto ne cominciavo un’altro; altre volte, non prendevo in mano un libro nè per leggere la quarta di copertina.

Da piccola leggevo per obbligo, non per devozione. Per questo, un libro non mi pareva un vero regalo; dal mio punto di vista, un vero regalo era quello che mi permetteva di giocare. I libri erano cose legate alla scuola, allo studio.

Nell’adolescenza il mio rapporto con la lettura è diventato più interessante. Ho scoperto i gialli di Agatha Christie (sì, lo confesso…sono stata una grande fan della scrittrice inglese); ero affascinata delle descrizioni che lei faceva delle case vittoriane, quasi sempre con un giardino, del tè con i dolci alle 17:00 e il modo in cui le donne si vestivano: cappelli, guanti, camicie di pizzo e una spilla sul cappotto. Un elemento molto particolare era il treno: spesso aveva un ruolo speciale, sia come il posto in cui veniva commesso un crimine, sia come il veicolo usato dall’assassino per fuggire.

Poco tempo fa, ho avuto l’opportunità di conoscere i gialli di Andrea Camillieri e quelli creati da Maurizio de Giovanni. Grazie al Commissario Montalbano e all’Ispettore Lojacono ho scoperto un’Italia meridionale autentica, piena di luce e anche di problemi.

D’altra parte, devo riconoscere che mi piace pure il romanzo storico; attraverso una storia inventata, ma ambientata in un contesto storico reale, possiamo sapere come viveva la gente e cosa accadeva in altri tempi.

Di solito, se inizio a leggere un libro, mi piace finirlo; solo se è un vero mattone lo lascio… anche se con un certo sentimento di sconfitta.

Preferisco leggere su carta, il supporto digitale non mi va. La librerie mi fanno sentire bene; hanno un effetto balsamico su di me e mi portano in un mondo felice, sebbene sia solo per un momento…

Ritengo che leggere libri interessanti sia un invito all’avventura, all’apprendimento e a viaggiare dove la tua immaginazione ti possa portare.

Ci sono case editrici che curano molto la presentazione e le copertine dei loro libri, con disegni eleganti e originali che catturano l’attenzione dell’ipotetico acquirente. Ma devo dire che ho comprato qualche volta tascabili interessantissimi a prezzi molto economici, così ne sono diventata un’appassionata.

Tuttavia, se devo regalare un libro non comprerei mai un tascabile, ne comprerei uno con un’edizione curata e di qualità.

 

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Rodolfo, l’uomo-linea cammina strisciando i piedi. Poi si ferma, si
blocca, si gira e cade. Si alza per proseguire per la sua strada. Cammina con
il naso per aria, poi china la testa e trova una tartaruga. Grida e urla con la
bocca aperta e l’animale si arrabbia e gli morde il naso, e poi sparisce (la tartaruga, non lui!).

Si vedono delle scale e Rodolfo le scende: non vanno da nessuna parte,
dunque si gira, risale le scale e cammina in senso contrario. Poi si gira
e ritorna al posto iniziale per proseguire per la sua strada. Due ragazzi
sorgono da terra e scoppiano a piangere. Lui invece ride e continua
a camminare. Si ferma, guarda curioso un quadrato, si avvicina e scopre
che è una TV. Guarda cosa fanno e non gli piace. Poi ha sete e apre un
rubinetto e beve. Prosegue per la sua strada, gioca a golf e corre. Arriva al
mare, sale su una barca e naviga per il mare. Ritorna a terra e continua a
camminare.

Vede una bella donna, si innamora: s’avvicinano e si baciano. Ma l’apparizione sparisce come tutte le altre cose. Prosegue per la sua strada. Questa finisce. La linea non continua. La vita si ferma.

Cos’è la vita? Una linea che a volte è una strada, che diventa altre forme e si
trasforma in cose che immaginiamo? La linea è già disegnata? Rodolfo, è
lui il protagonista della sua linea, del suo destino? È lui quello che disegna
la sua strada, oppure la strada viene disegnata e lui non decide niente.

Ah! La linea della vita…. Siamo noi su questa linea oppure siamo
noi la linea stessa? Siamo tutti quanti uomini-linee e donne-linee?

Rodolfo, con il naso per aria, con le mani giunte dietro la schiena, con
la bocca aperta, sorridendo…vi dà una risposta:
Sì, viviamo in un mondo in due dimensioni, dove una sola linea è una
vita intera.

Come è cambiato il mio rapporto con la lettura nella mia vita

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Io da bambina leggevo molto. Tutta la mia famiglia è un’appassionata della lettura e ogni domenica pomeriggio a casa mia tutti leggevamo. Quindi mi sono abituata da piccola a leggere molto, e  mi è sempre piaciuto. I miei libri preferiti erano i gialli. C’era una  collezione che si chiamava “La penya dels Tigres” che raccontava la storia di un gruppo di amici che facevano gli investigatori privati e dovevano risolvere  situazioni un po’ strane che succedevano nel  loro paese.

Sono stata anche una  fan di Harry Potter e ho letto tutta la saga.  Di solito leggevo in catalano, mi piaceva di più. Inoltre, dovevo leggere tutti i libri che mi  facevano leggere a scuola, che in realtà erano tanti e in tutte le lingue (catalano, spagnolo e inglese.)

Possiamo dire che mentre studiavo, ho letto tantissimo e libri di tutti i tipi. Ma una volta che ho smesso di studiare, non ho letto più. Adesso che lavoro, ho difficoltà  a trovare tempo per rilassarmi e leggere un bel libro. Solo lo faccio quando vado in viaggio o in estate quando vado alla spiaggia a prendere il sole.

Penso che il mio rapporto con la lettura sia cambiato tanto negli ultimi anni e ritengo che sia stato per  mancanza di tempo. Adesso mi sveglio alle 6 della mattina, lavoro dalle 8 alle 5.30  del pomeriggio e ritorno a casa alle 6.30. Dopo una lunga giornata di lavoro di fronte al computer, non ho voglia di mettermi a leggere. Ho bisogno di uscire di casa e vedere i miei amici, bere una birra al sole o fare una bella passeggiata. Magari, se trovassi un altro lavoro con un orario migliore, potrei leggere di più. Ma adesso mi accontenterò di leggere qualche libro in estate.

Commento sulla canzone: M¥SS KETA – XANANAS

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Dovresti ascoltare “Xananas” di Myss Keta e anche guardare il videoclip della canzone. Secondo me, la canzone illustra il nostro divenire verso una medicalizzazione della società. Cioè, la medicina diventa fondamentale nella spiegazione dei fatti e delle relazioni umane, può dargli un senso positivo o invece patologizzarli. Questo concetto è chiamato “biopotere” ed è stato sviluppato da Michel Foucault negli anni 70.

L’ansia vitale dei Millennials, a causa di questa impossibilità di riuscire a fare sì che le loro azioni abbiano un impatto veloce  e la mancanza di costanza e obiettivi, rende questa generazione debole in comparazione a quelle precedenti, e senza un progetto comune.

In questo senso, le benzodiazepine si trasformano in un trattamento per guarire un’angoscia più esistenziale che fisica, proprio questa idea è stata l’origine il titolo della canzone “Xananas” (alprazolam), un’allegoria del biopotere.

Per concludere, questo videoclip, anzi, saggio musicale, si svolge a Livorno vicino alle spiagge di color finto-bianco per l’inquinamento delle fabbriche di bicarbonato. Questo paradiso pop ci mostra che le cose brutte come l’inquinamento oppure il biopotere possono avere una bellezza minacciosa.

Come è cambiato il mio rapporto con la lettura

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Il mio giorno preferito dell’anno è Sant Jordi, tutta la città è piena di fiori e di libri, ogni strada è coperta di felicità: di amici, coppie, famigliari che si regalano una bella rosa rossa o il libro che tanto aspettavano. Io vado sempre a pranzare  con la mia famiglia e dopo i  miei nonni mi regalano un libro, ne ho uno ogni 23 di Aprile, ed è la nostra piccola tradizione. Sto 20 minuti a cercare la scelta perfetta, un libro che mi piace, ma che piace anche a loro e così quando lo finisco, lo possono leggere.

Per me, la lettura è  stata sempre una via di fuga. Per uscire un po’ dalla realtà e potere entrare in un mondo diverso, alternativo, parallelo… Trovare un buon libro o uno che mi piace è come scoprire una nuova verità, invece, se comincio un libro e non mi cattura nelle sue parole non sono capace di finirlo.

Quando ero piccola leggevo soprattutto a scuola. Ci davano un libro per trimestre e lo leggevamo tutti insieme. A me piaceva tantissimo. Era una ora rilassata, in cui solamente potevo ascoltare la voce della persona a cui toccava leggere, ognuno a un ritmo e con una melodia diversa, facendo la voce dei personaggi come se fossimo dentro la storia, era come fare un piccolissimo gioco senza volere.

Quando ero sola leggevo anche i libri che avevo a casa, mia sorella è  sempre stata una  lettrice vorace, così, potevo leggere i suoi libri quando lei passava a un altro livello più avanzato. I libri di Geronimo Stilton (un topo che viveva storie con animali fantastici), Federico Moccia (storie d’amore all’italiana), Harry Potter (un mago che doveva combattere contra il male) e tanti altri… Ognuno per una età e momento diverso, ma ognuno mi insegnavano qualcosa di nuovo.  Mi ha aiutato a scrivere, a imparare le lingue straniere e a migliorare l’ortografia.

Adesso tutti i libri che leggo sono per scelta propria. Vado a lezione ogni giorno con l’autobus ed è un viaggio di 40 minuti. Quello è il momento perfetto per ascoltare un po’ della mia musica, una “playlist” rilassante, che accompagna la lettura ma non la interrompe, e per intrattenermi lungo la strada da casa fino alla facoltà e dalla facoltà a casa, scoprendo cosa succede ai miei personaggi.

La mia visione della letture è cambiata, perché adesso nessuno mi obbliga a legger niente, e se non lo faccio è per colpa mia. Ci sono volte che non posso leggere: per  mancanza di tempo, per mancanza di libri perché non ho voglia di riprenderne  uno già letto…  Ma credo che non perderò mai la voglia di entrare in un nuovo libro e uscire un po’ dalla routine di ogni giorno.

 

COMMENTO SULLA CANZONE: M¥SS KETA – IN GABBIA (NON CI VADO)

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Con questa canzone Myss Keta vuole parlare dei privilegi legali, anzi dell’impunità che c’è in Italia per chi è ricco oppure famoso. Ritengo che sia una situazione abituale  in tutto il mondo e non soltanto in Italia. Ciononostante, nei paesi mediterranei questa maniera di fare è interiorizzata nella nostra cultura, quelli che possono, cercano di influenzare gli altri (oppure cercano di influenzare attraverso gli altri, spesso la famiglia) per cavarsela, questo è un aspetto della nostra idiosincrasia mediterranea di furbacchioni.

Il testo della canzone e come se parlasse dell’attualità della cronaca rosa italiana. Mischia tanto riferimenti al caso Dolce & Gabbana (e il dolce? a casa) come agli scandali con le minorennei di Berlusconi.

Chi è che andrà alla fine a San Vittore o a Busto Arsizio? Non ci andrá nessuno, questa è la risposta. Nessuno con dei soldi finisce in galera sulle coste del Mare Nostrum.

Myss Keta finisce con un manifesto dell’assurdo, sembra che pensi che una volta che si sono distrutte le regole di base della società (come la legge e l’uguaglianza) solo resta crogiolarsi nella banalità, come la #freeWifi oppure #freemyssketa, facendo sapere con le sue parole che tante volte questa high class adopera i mass media  per ripulire la sua immagine e ottenere il consenso del pubblico.