La televisione è ancora importante o è stata soppiantata da HBO, Netflix e compagnia?

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Penso che la televisione sia stata soppiantata  dai servizi di streaming come HBO, Netflix o Amazon Prime. La ragione di questa sostituzione è sicuramente la possibilità di scegliere quello che si vuole vedere, cosa che la televisione, soprattutto la televisione tradizionale, non può offrire agli telespettatori. Inoltre la televisione ha bisogno della pubblicità, che sebbene la finanzi, è profondamente odiata dal pubblico.

Come mai qualcuno potrebbe optare por un servizio non adattato ai suoi gusti e che si interrompe in continuazione avendo altro che gli consente di cercare il programma giusto nel momento giusto, senza pubblicità e che inoltre  lo accompagna ovunque nel telefonino?

A mio parere, la televisione non è ancora morta per i telegiornali e tutti gli altri programmi di notizie  che i servizi di streaming non trasmettono. Altre possibili ragioni sarebbero il fatto che la televisione sia gratuita e che ci sia tantissima gente che non è abituata a utilizzare internet.

L’unica cosa di cui possiamo essere sicuri è che il potere di scegliere e adattare i contenuti al nostro gusto è una tendenza irreversibile. In un mondo pieno di informazioni che vengono  da ogni luogo, la gente vuole filtrare quello che vede per vedere quello che vuole. Tant’è vero che Netflix ha lanciato un capitolo della serie Black Mirror dove i suoi utenti potevano interagire decidendo il destino dei personaggi scegliendo tra due opzioni, che generavano altre due opzioni in modo che il finale fosse deciso dall’ utente.

Insomma, la televisione dovrà adattarsi alle tendenze delle nuove generazioni per non scomparire. In futuro il telespettatore dovrà dire quello che la televisione deve fare e non sarà la televisione a decidere quello che deve fare il telespettatore.

La televisione è ancora importante o è stata soppiantata da HBO, Netflix e compagnia?

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Non c’è dubbio che l’arrivo di Netflix e del resto delle piattaforme per poter scegliere quei film che davvero vuoi vedere sia una delle cause della  perdita di spettatori della televisione, diciamo, “tradizionale”

Da un lato l’immediatezza nell’informazione e dall’altro la diversità delle fonti di informazione hanno fatto perdere alla  televisione la posizione privilegiata della quale godeva fino a pochi anni fa.

Ci ricordiamo ancora gli anni in cui in Spagna avevamo soltanto la televisione, la radio e i giornali per informarci. Senza dimenticare che la radiotelevisione spagnola aveva soltanto due canali “la uno” e “la dos”.

Siamo passati da un unico schermo, quello della televisione, a innumerevoli e vari schermi (i cellulari, i tablet,i  computer, ecc.) e piattaforme  (più canali televisivi pubblici e privati, Netflix, HBO, ecc.), certo, ma la domanda è: Siamo oggi meglio informati? Il dibattito è servito.

Il congedo di paternità

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Quella del congedo di paternità é una questione molto attuale in Spagna perché è stato esteso progressivamente da 5 a 12 settimane e arriverà fino alle 16 settimane nel 2021 dato che l’obiettivo principale di queste misure è equiparare i congedi di entrambi i genitori.

È stata una svolta dal momento che solo nel 2007 è stato riconosciuto il diritto dei padri al congedo di paternità con l’intenzione di dare un maggiore risalto al ruolo paterno nella famiglia e sopratutto di cercare di mitigare una situazione di svantaggio per la madre che, in molti casi, è stata costretta a scegliere tra vita familiare o lavorativa.

Se prima era un diritto facoltativo il congedo di paternità ora è obbligatorio. Il padre ha il diritto e il dovere di stare più tempo con il suo neonato. Non tutti sono d’accordo.

Secondo me il congedo di paternità dovrebbe essere volontario. Se uno dei genitori deve essere costretto a prender cura di suo figlio c’è qualcosa che non va bene in quel nucleo familiare. Penso che debba essere deciso di comune accordo da entrambe le parti, padre e madre (o padre-padre/ madre-madre) pensando a cosa è meglio per il/la bambino/a e per la famiglia.

Quello che è veramente importante è coinvolgere i due genitori nella cura e nell’ educazione dei loro figli in modo che possano generare un legame più stretto, più sano e più amorevole possibile.

Come afferma Alessandro Volta, neonatologo dell’ ospedale di Montecchio Emilia e autore del testo Mi è nato un papà. Anche i padri aspettano un figlio “con padri migliori, anche la società diventa migliore”

Il giallo italiano

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Nel testo si parla di un genere letterario unico, il Giallo. Si chiama così perché una casa editrice chiamata Arnoldo Mondadori ha pubblicato nel 1929 una collana di libri di genere poliziesco che avevano la copertina di colore giallo. I Gialli sono romanzi polizieschi, quelli che in inglese si chiamano Thrillers. Dopo Mondadori, molti autori hanno iniziato a scrivere gialli, creando un nuovo genere letterario. Ma tutti questi autori non hanno ottenuto nessun riconoscimento dalla comunità letteraria. Erano visti come autori di serie B. Curiosamente, ci sono esperti che dicono che grazie ai Gialli, il romanzo italiano ha avuto una rinascita. Un esempio molto rappresentativo di questo genere è “Il nome della rosa”, che è diventato un capolavoro letterario.

I Gialli sono caratterizzati dal fatto che si svolgono in ambienti popolari, utilizzando un linguaggio comune, in molte occasioni, dialetti. C’e un’opera che accosta il dialetto genovese  a quello  siciliano. Talvolta, si approfitta di una storia criminale per evidenziare un contesto particolare, per esempio per parlare della mafia italiana.

I gialli sono diventati così importanti che il cinema ha iniziato rapidamente a produrre film molto celebri di questo genere.

 

Moda low cost

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Mi piacerebbe molto comprare capi d’abbigliamento fatti da aziende nazionali, elaborati con materia prima di qualità,  senza sfruttare nessuno e, addirittura, che costassero pochi soldi. Invece non è così.

Il prezzo delle magliette che compriamo in un negozio low cost non è lo stesso di quello di un  negozio sostenibile, che ha cura delle materie prime, dell’inquinamento e della normativa sul lavoro.

E poi c’è l’idea che dobbiamo cambiare abiti, scarpe… ogni giorno, per cui dobbiamo acquistare spesso capi d’abbigliamento.

Infatti, continuamente possiamo vedere, leggere o ascoltare la pubblicità che ci bombarda e ci spinge a spendere  soldi in cose di cui non abbiamo bisogno. È proprio qui dove si deve riflettere. Ho bisogno di comprare questa maglia, questo abito, queste scarpe, questa giacca, questa borsa, questi oggetti inutili?  Perchè sembra che abbiamo bisogno di comprare.

Mi chiedo spesso, quando vedo la quantità enorme di vestiti, di oggetti, di libri che ci sono nei negozi e non si vendono, che cosa si faccia con tutto quello, cioè, dove vada a finire.

Prima di comprare un prodotto, oltre a considerare il prezzo, dovremmo domandarci di cosa è fatto, da dove proviene, quali sono state le condizioni ambientali e umane che hanno reso possibile la sua produzione.

le nuove generazioni scrivono male per colpa delle nuove tecnologie

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È vero che oggigiorno le nuove generazione scrivono peggio. Ma, secondo me, questo è sopratutto per colpa della mancanza di lettura. Negli ultimi vent’anni, il progresso tecnico ha cambiato, completamente, le nostre abitudini di comunicazione. Il boom d’internet, delle nuove tecnologie e dei social network ha permesso o ha portato alla nascita di un nuovo tipo di relazione sociale, la “comunicazione virtuale”, utilizzata sopratutto dai giovani.  È veramente un progresso?

È vero che le nuove tecnologie permettono una comunicazione efficace e molto accessibile; tuttavia, i giovani preferiscono le nuove tecnologie e i social network ai libri. È incredibile tutto il tempo che sprecano i giovani con le nuove tecnologie. Oggi, soltanto una minoranza legge il giornale o i libri. La dipendenza dai social media è sempre più spaventosa e pericolosa; per questo motivo, gli errori di ortografia o di sintassi sono sempre più comuni. Le nuove generazioni scrivono male e sono abituate a farlo, per loro è qualcosa di normale.

Insomma, è vero che le nuove generazioni scrivono male per colpa delle nuove tecnologie. A causa della dipendenza dai social network e delle nuove tecnologie i giovani smettono di leggere e preferiscono passare ore e ore su Internet. Allora, non prestano attenzione ai loro errori. Di conseguenza, le nuove tecnologie causano nei giovani una mancanza di attenzione ai loro errori dato che leggono sempre meno. In definitiva, possiamo dire che per colpa delle nuove tecnologie le nuove generazioni scrivono male.

VACANZE IN SICILIA

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Quest’ anno il Capodanno è stato  speciale, perché ho fatto le vacanze in Sicilia. Lì abbiamo due amici, Angelo e Anna ,che ci hanno invitato a passare qualche giorno con loro. Siamo arrivati il  30 gennaio in aereo da Barcellona a Palermo. Il primo giorno abbiamo visitato il centro  città: davvero è bellissimo con molti palazzi di epoca medievale. L’unico problema era che faceva molto freddo e  pioveva.  Dopo siamo andati in un  ristorante tipico  a pranzo, dove abbiamo mangiato un’ottima pizza. Siccome eravamo stanchi, siamo andati presto a letto, perché il giorno dopo era la fine dell’anno.

Il 31 gennaio  ci siamo svegliati al  rumore della caffettiera di Angelo. Il tempo per fortuna era cambiato; attraverso  la finestra c’era un sole splendente e da lì si vedeva il porto tranquillo con le navi che navigavano.

Dopo la colazione abbiamo visitato il Palazzo Reale, che era stato costruito durante il XII secolo, dove  c’è la famosa Capella Palatina, gioiello autentico di epoca normanno-bizantina. Poi siamo andati al mercato del pesce; c’erano molti prodotti  marittimi e i pescatori gridavano offrendo la loro merce; naturalmente abbiamo colto l’occasione per  comprare del pesce per la sera di Capodanno.

Durante la festa abbiamo mangiato tutti i tipi di cibo: pesci diversi, prosciutto spagnolo, insalata russa, buoni formaggi italiani, panettone, lenticchie e a mezzanotte, quando  è iniziato il nuovo anno, tutti  noi  abbiamo brindato con spumante e mangiato l’uva.

Il primo gennaio,  io e mia moglie  abbiamo preso l’autobus in direzione di Catania. Dopo una passeggiata in città, abbiamo mangiato un buon piatto di pasta e siccome eravamo stanchi del viaggio, siamo andati a riposare in hotel.

Il  due di gennaio abbiamo fatto  un’escursione per visitare il vulcano Etna. È una montagna molto alta, a circa 3000 metri. Siamo saliti con  le macchine speciali con catene perché la montagna era innevata.  Dall’alto il panorama era spettacolare e da lì si vedeva l’ampio mar Ionio  e persino la Calabria. Il fumo esce costantemente dalla bocca del vulcano. La visita ci è piaciuta molto.

Dopo mezzogiorno siamo andati  a Taormina. È una città molto turistica, ma ha un antico teatro greco, grande e ben conservato. Da lì si può vedere l’isola “Bella” e un tramonto bellissimo.

Il giorno successivo siamo stati tutta la giornata a Catania. È una città bella ma ha un colore  un po’ nero a causa della vicinanza dell’Etna, che ci ha gettato le ceneri  per molti anni. In tutta la città ci sono molte chiese barocche del XVIII secolo, distinguendosi la Chiesa di Santa Agata, che  tutta la gente di Catania venera.  Dalla cima del campanile si può ammirare una bellissima vista sull’Etna.

L’ultimo giorno abbiamo visitato con una guida la città di Siracusa. Questa è una città piena di storia, un’antica colonia greca fondata nell’ottavo secolo avanti Cristo. Forse la cosa più notevole è il teatro greco, uno dei più grandi al mondo .La città è anche famosa perché lì è nato Archimede, famoso scienziato nell’antica Grecia. Nel secolo XVIII una parte della città è stata distrutta dalla colata lavica del vulcano.

Insomma penso che il viaggio sia stato molto interessante, perché l’isola della Sicilia ha molta storia.

IL MIO RAPPORTO CON L’ARTE

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Tanto per cominciare direi che da bambina andavo a lezione di pittura con un artista locale, amico personale di mio padre, la cui reputazione era notevole ed all’epoca aveva abbastanza successo. Quelle ore che rimanevo in quel piccolo e disordinato studio trascorrevano come in un batter d’occhio, ero felice non solo perché potevo dipingere, ma perché avevo l’opportunità di frequentare un artista e sua moglie, in quel momento mi dava l’impressione che gli artisti fossero come di un altro mondo.

Purtroppo, quando avevo nove anni a causa di un trasferimento in un altro paese, non ho più dipinto, probabilmente poiché per me è stato molto traumatico; sembrava che tutti i miei desideri  fossero svaniti, non me la sentivo di dipingere né di studiare. Anche se non ho avuto altra scelta che studiare, ho lasciato la pittura completamente abbandonata, credo sia stata una reazione del mio subconscio ad una situazione che credevo fosse ingiusta e provocata dai miei genitori.

Ho sempre avuto una grande ammirazione per l’arte e soprattutto per chi la crea, mi affascina vedere come dal nulla si possa creare un bell’oggetto, di qualsiasi tipo, sia una scultura, sia un dipinto, sia un’opera architettonica oppure un film.  Ciò che serve agli artisti, non è solo il talento, che è innato, ma anche l’ostinazione di voler realizzare quell’opera con cui esprimere i loro sentimenti o le loro idee.

Anche mio padre ha dipinto diversi anni della sua vita, invece io non l’ho mai considerato un vero e proprio artista.  Le sue opere, sebbene siano belle, non mi pare che vogliano dire nulla di sé, la maggioranza sono paesaggi ad olio e alcune marine all’acquarello. Tuttavia, lui ha fondato l’unica associazione d’arte nel mio paese di cui è stato presidente per ventidue anni, sviluppandola e gestendola,

Fin da molto piccola, Anna, mia figlia maggiore, mostrava un grande interesse per dipingere; quando era a casa, si sentiva a suo agio tra pennarelli, matite a colori,  persino pennelli. Questo lo combinava giocando con i playmobil e creava mondi immaginari e pazzeschi. Alle medie quando era in classe e si annoiava mentre il professore spiegava, lei disegnava.  Ne abbiamo tanti, di disegni di quell’epoca!

Oggi Anna è diventata un’artista che abita e lavora a Londra, dove da quando aveva venti anni ha fatto diverse mostre con le sue opere, personali e collettive. Le sue opere non ti lasciano indifferente, ti piacciono un sacco o le trovi orribili; lei non ha paura di spogliarsi, di parlare chiaro e tondo attraverso la sua pittura, addirittura direi che ha il bisogno di farlo, è un modo di incanalare l’ansietà e il dolore prodotto dal suo bipolarismo. Sono molto fiera di lei perché pur soffrendo di questa malattia mentale, è stata capace di far avverare il suo sogno di dipingere che insomma è quello che la rende più felice.

 

 

il design

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Non sappiamo molto bene perché siamo apparsi – o appariamo – sulla terra.  Almeno io non lo so. Ma qui nasciamo, cresciamo, viviamo e moriamo. E in questo transito c’è una cosa che ci separa da Dio e dagli dei: solo loro creano. Noi trasformiamo. Tutto ciò a cui possiamo pensare esiste già, lo scopriamo prima o poi. Con una sola eccezione: lo spazio.

L’architettura è l’arte più perfetta perché 1: comprende il resto e 2: può creare spazio. Sublima l’uomo perché lo rende superiore a sé stesso: gli permette di creare. Attraverso il design, l’uomo trasforma i materiali per creare ambienti, atmosfere, luci. Forse è per questo che il design è a metà strada tra gli dei e gli uomini.

 

Come è cambiato il tuo rapporto con la lettura

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C’è stato un tempo in cui leggevo solo storie di magia e avventure (stile Harry Potter). I libri sono riusciti a farmi evadere dalla vita di tutti i giorni e non mi annoiavo anche se li leggevo venti, trenta o quaranta volte. Beh, forse quaranta no. Ma molte.

Quando ho compiuto 12 anni, mio ​​padre (con criteri discutibili) mi ha dato Moby Dick; e sebbene i capitoli sull’anatomia della balena mi abbiano fatto impiegare mesi per finire il libro, la semplicità e la profondità della narrazione mi hanno catturato. Forse questo è stato il primo vero contatto con la letteratura che ho avuto; la prima volta ho capito che c’erano altri uomini dentro e dietro le storie che leggevo.

La letteratura ha aperto le porte al cinema, alla poesia, alla musica e all’arte. “La lettura apre la mente”, come si dice, ha provocato in me un cambiamento radicale verso la ricerca della trascendenza. Probabilmente è grazie alla lettura che ho conosciuto i miei amici al college, ed è come potrò in futuro lasciare un segno.